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nanoLinux può essere installato in una partizione di un disco fisso collegato al bus ATA interno o al bus USB. Nel secondo caso non fa differenza se si tratta di una memoria allo stato solido o di un disco vero e proprio; quello che conta è che ci sia lo spazio necessario a disposizione.
Una volta installato in un disco che consenta l'accesso anche in scrittura, è possibile cambiare l'insieme dei pacchetti installati e riprodurre un nuovo CD o DVD, purché siano rimasti i programmi necessari per la registrazione su questo tipo di supporti di memorizzazione.
Per l'installazione di nanoLinux viene proposta un'organizzazione particolare delle quattro partizioni primarie comuni, in modo da facilitare una sorta di standardizzazione, quando non emergono esigenze specifiche particolari.
Tabella 606.1. Convenzione suggerita nella suddivisione in partizioni per l'installazione di nanoLinux. |
Partendo dalla suddivisione proposta nella tabella appena mostrata, la prima partizione primaria si può omettere del tutto, se si ritiene di non averne bisogno. Per quanto riguarda la terza partizione primaria, se di questa non c'è bisogno subito, la si può omettere ugualmente; tuttavia, nel caso si preveda la possibilità di averne bisogno in un momento successivo, si può predisporre inizialmente una quarta partizione per lo scambio della memoria virtuale, che in seguito potrebbe essere ridotta, per ricavare la terza partizione che inizialmente non serviva. Naturalmente, in questo modo si può ottenere anche una prima partizione in un secondo momento, che però andrebbe a collocarsi in una posizione avanzata del disco; in alcuni casi, questo fatto può costituire un inconveniente da considerare.
nanoLinux può essere installato in un disco, sia quando sta funzionando da CD o da DVD, sia quando è in funzione da un disco normale. Ciò permette, per esempio, di installarlo da disco USB a disco ATA, da disco USB a un altro disco USB, o in altre combinazioni possibili.
Nella tabella successiva è annotato, in linea di massima, di quale dimensione deve essere la partizione in cui si vuole installare nanoLinux. Se si vogliono fare delle modifiche all'insieme di pacchetti applicativi installati, o comunque se si vogliono fare altre variazioni, per poi ricreare un CD o un DVD, occorre avere molto più spazio, che viene usato per la creazione di file temporanei nella directory /tmp/
.
Tabella 606.2. Spazio richiesto per l'installazione dei vari livelli. Allo spazio indicato si deve aggiungere eventualmente quanto richiesto da una partizione usata per lo scambio della memoria virtuale.
|
Prima di installare nanoLinux è necessario predisporre manualmente le partizioni nel disco che deve accoglierlo. Per questo è disponibile fdisk, con cui si deve predisporre una partizione per la memoria virtuale (tipo 8216) e una per il file system (tipo 8316). Eventualmente si può usare anche parted per ridimensionare le partizioni già esistenti.
Viene mostrato un esempio sintetico di suddivisione in partizioni con fdisk, che si uniforma ai criteri descritti all'inizio del capitolo, riferito al primo disco ATA (/dev/hda
). Eventualmente si veda anche il capitolo 30 per una descrizione più dettagliata.
#
fdisk /dev/hda
[Invio]
Command (m for help):
Il programma fdisk accetta comandi composti da una sola lettera e per vederne un breve promemoria basta utilizzare il comando m.
Command (m for help):
m
[Invio]
Command action a toggle a bootable flag b edit bsd disklabel c toggle the dos compatibility flag d delete a partition l list known partition types m print this menu n add a new partition o create a new empty DOS partition table p print the partition table q quit without saving changes s create a new empty Sun disklabel t change a partition's system id u change display/entry units v verify the partition table w write table to disk and exit x extra functionality (experts only) |
La prima cosa che si fa normalmente è di visualizzare la situazione iniziale con il comando p:
Command (m for help):
p
[Invio]
Disk /dev/hda: 10.0 GB, 10056131072 bytes 64 heads, 32 sectors/track, 9590 cylinders Units = cylinders of 2048 * 512 = 1048576 bytes Device Boot Start End Blocks Id System /dev/hda1 * 1 100 102384 6 DOS 16-bit >=32M /dev/hda2 101 9000 9113600 83 Linux /dev/hda3 9001 9590 604160 82 Linux swap |
In questo caso, si preferisce cancellare le partizioni esistenti e ricominciare da zero:
Command (m for help):
d
[Invio]
Partition number (1-4):
1
[Invio]
Command (m for help):
d
[Invio]
Partition number (1-4):
2
[Invio]
Command (m for help):
d
[Invio]
Selected partition 3 |
Command (m for help):
p
[Invio]
Disk /dev/hda: 10.0 GB, 10056131072 bytes 64 heads, 32 sectors/track, 9590 cylinders Units = cylinders of 2048 * 512 = 1048576 bytes Device Boot Start End Blocks Id System |
A questo punto si definiscono la seconda e quarta partizione, per ospitare il file system principale e lo scambio della memoria virtuale rispettivamente:
Command (m for help):
n
[Invio]
Command action e extended p primary partition (1-4) |
p
[Invio]
Partition number (1-4):
2
[Invio]
First cylinder (1-9590, default 1):
1
[Invio]
Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK (1-9590, default 9590):
+9500M
[Invio]
Command (m for help):
n
[Invio]
Command action e extended p primary partition (1-4) |
p
[Invio]
Partition number (1-4):
4
[Invio]
First cylinder (9062-9590, default 9062):
9062
[Invio]
Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK (9062-9590, default 9590):
9590
[Invio]
Command (m for help):
p
[Invio]
Disk /dev/hda: 10.0 GB, 10056131072 bytes 64 heads, 32 sectors/track, 9590 cylinders Units = cylinders of 2048 * 512 = 1048576 bytes Device Boot Start End Blocks Id System /dev/hda2 1 9061 9278448 83 Linux /dev/hda4 9062 9590 541696 83 Linux |
A questo punto si deve modificare il tipo di partizione per /dev/hda4
:
Command (m for help):
t
[Invio]
Partition number (1-4):
4
[Invio]
Hex code (type L to list codes):
L
0 Empty 1c Hidden Win95 FA 70 DiskSecure Mult bb Boot Wizard hid 1 FAT12 1e Hidden Win95 FA 75 PC/IX be Solaris boot 2 XENIX root 24 NEC DOS 80 Old Minix c1 DRDOS/sec (FAT- 3 XENIX usr 39 Plan 9 81 Minix / old Lin c4 DRDOS/sec (FAT- 4 FAT16 <32M 3c PartitionMagic 82 Linux swap c6 DRDOS/sec (FAT- 5 Extended 40 Venix 80286 83 Linux c7 Syrinx 6 FAT16 41 PPC PReP Boot 84 OS/2 hidden C: da Non-FS data 7 HPFS/NTFS 42 SFS 85 Linux extended db CP/M / CTOS / . 8 AIX 4d QNX4.x 86 NTFS volume set de Dell Utility 9 AIX bootable 4e QNX4.x 2nd part 87 NTFS volume set df BootIt a OS/2 Boot Manag 4f QNX4.x 3rd part 8e Linux LVM e1 DOS access b Win95 FAT32 50 OnTrack DM 93 Amoeba e3 DOS R/O c Win95 FAT32 (LB 51 OnTrack DM6 Aux 94 Amoeba BBT e4 SpeedStor e Win95 FAT16 (LB 52 CP/M 9f BSD/OS eb BeOS fs f Win95 Ext'd (LB 53 OnTrack DM6 Aux a0 IBM Thinkpad hi ee EFI GPT 10 OPUS 54 OnTrackDM6 a5 FreeBSD ef EFI (FAT-12/16/ 11 Hidden FAT12 55 EZ-Drive a6 OpenBSD f0 Linux/PA-RISC b 12 Compaq diagnost 56 Golden Bow a7 NeXTSTEP f1 SpeedStor 14 Hidden FAT16 <3 5c Priam Edisk a8 Darwin UFS f4 SpeedStor 16 Hidden FAT16 61 SpeedStor a9 NetBSD f2 DOS secondary 17 Hidden HPFS/NTF 63 GNU HURD or Sys ab Darwin boot fd Linux raid auto 18 AST SmartSleep 64 Novell Netware b7 BSDI fs fe LANstep 1b Hidden Win95 FA 65 Novell Netware b8 BSDI swap ff BBT |
Hex code (type L to list codes):
82
[Invio]
Changed system type of partition 4 to 82 (Linux swap) |
Command (m for help):
p
[Invio]
Disk /dev/hda: 10.0 GB, 10056131072 bytes 64 heads, 32 sectors/track, 9590 cylinders Units = cylinders of 2048 * 512 = 1048576 bytes Device Boot Start End Blocks Id System /dev/hda2 1 9061 9278448 83 Linux /dev/hda4 9062 9590 541696 82 Linux swap |
Per memorizzare le variazioni si conclude con il comando w; se invece si preferisce rinunciare, basta utilizzare il comando q che si limita a concludere l'esecuzione del programma annullando le operazioni svolte.
Command (m for help):
w
[Invio]
The partition table has been altered! ... Syncing disks. ... |
Dopo la suddivisione in partizioni, occorre inizializzare ciò che serve. Proseguendo secondo l'esempio di suddivisione appena proposto, di può intervenire così:
#
mkswap /dev/hda4
[Invio]
#
mkfs.ext3 /dev/hda2
[Invio]
Al termine si può passare all'installazione, con il comando seguente, indicando il file di dispositivo corrispondente alla partizione di destinazione, che deve essere stata preparata e inizializzata come è già stato mostrato:
#
nanorc nanolinux install
[Invio]
Figura 606.14. Il comando nanorc nanolinux install richiede di specificare il file di dispositivo corrispondente alla partizione nella quale installare il CD o il DVD.
|
Naturalmente, al posto di /dev/hd... occorre indicare il file di dispositivo che corrisponde alla partizione in cui si vuole installare il sistema operativo, cancellando i puntini finali superflui. Si osservi che l'esempio proposto dal programma sembra suggerire l'installazione in un disco ATA, ma si può installare anche in un disco USB esterno, mettendo il nome appropriato (/dev/sd...
), oppure in insieme di dischi RAID (/dev/mdn
).
La copia richiede un certo tempo, proporzionale alle dimensioni, ovvero al livello di nanoLinux. Quando si può verificare che il contenuto della directory boot/
è stato copiato, si può procedere in un'altra console virtuale a installare il sistema di avvio, che si avvale di GRUB. Si continua a supporre di installare la copia di nanoLinux nella partizione corrispondente al file di dispositivo /dev/hda2
:
#
grub
[Invio]
grub>
root (hd0,1)
[Invio]
Filesystem type is ext2fs, partition type 0x83 |
grub>
setup (hd0)
[Invio]
Checking if "/boot/grub/stage1" exists... yes Checking if "/boot/grub/stage2" exists... yes Checking if "/boot/grub/e2fs_stage1_5" exists... yes Running "embed /boot/grub/e2fs_stage1_5 (hd0)"... 16 sectors are embedded. succeeded Running "install /boot/grub/stage1 (hd0) (hd0)1+16 p (hd0,1)/boot/grub/stage2 /boot/grub/menu.lst"... succeeded Done. |
grub>
quit
[Invio]
In questo modo viene installato un menù di avvio generico, con il quale si deve specificare la partizione da avviare. Volendo si può modificare il file boot/grub/menu.lst
per le proprie esigenze, soprattutto se si intende avviare anche un altro sistema operativo (si veda il capitolo 36 per la descrizione dell'utilizzo di GRUB).
Nel caso l'installazione avvenga in un disco diverso, occorre usare l'indicazione appropriata per GRUB. Supponendo di volere installare nella seconda partizione di un disco USB esterno, se nell'elaboratore è presente un solo disco ATA e non ci sono altri dischi esterni, GRUB lo considera come secondo disco, pertanto il disco andrebbe identificato come (hd1) e la partizione come (hd1,1).
Quando si avvia il sistema per mezzo di GRUB, l'ordine dei dischi può essere diverso; pertanto, il disco esterno USB che viene avviato dal BIOS, potrebbe risultare essere il primo disco. Di questo occorre essere consapevoli per poter configurare correttamente il file |
Riquadro 606.17. Avvio di un disco esterno e ritardo nel kernel.
|
Riquadro 606.18. Sistemazione dell'avvio. |
Riquadro 606.19. Installazione in un insieme RAID e avvio successivo. |
Al termine della copia, oltre a predisporre il sistema di avvio, è necessario intervenire in alcune parti della configurazione; per la precisione è necessario verificare il file /etc/fstab
, all'interno del quale conviene anche indicare la partizione contenente la memoria virtuale. Si tratta delle prime tre righe, che, secondo gli esempi proposti devono risultare alla fine nel modo seguente:
|
Si osservi che è necessaria l'indicazione di due punti di innesto associati allo stesso file di dispositivo: reinnestando la partizione anche nella directory /CD-ROOT/HD-ROOT/
è possibile poi ricreare un nuovo CD o DVD di nanoLinux, probabilmente dopo aver modificato qualcosa nella copia realizzata nella partizione del disco fisso.
Riquadro 606.21. Utenze comuni. |
Se l'elaboratore in cui si lavora è connesso stabilmente a una rete locale, si può utilizzare il comando nanorc network config per la configurazione di una situazione comune, oppure si può arrivare anche a modificare lo script /etc/init.d/network
(rischiando però di dover rinunciare agli automatismi di nanoLinux); si osservi che questo file è molto diverso dallo standard delle distribuzioni GNU/Linux Debian, ma nulla vieta di riportarlo alla normalità se questo è ciò che si desidera. In ogni caso, può essere utile modificare i file /etc/hostname
e /etc/mailname
. Per esempio, se il proprio elaboratore deve avere il nome di dominio dinkel.brot.dg
, il file /etc/hostname
deve contenere la stringa dinkel, mentre nel file /etc/mailname
serve il nome di dominio completo (eventualmente, il file /etc/mailname
viene modificato anche dal comando nanorc mta domain).
Una volta installato nanoLinux, può essere necessario intervenire nel file di configurazione /etc/X11/xorg.conf
, che in condizioni normali è predisposto per un adattatore grafico VESA, oppure si può usare il comando nanorc x config (in tal caso servono i privilegi dell'utente root), che consente di ricreare un file /etc/X11/xorg.conf
adatto.
Attraverso il comando nanorc x config si ricrea il file |
Nel caso si intenda utilizzare il sistema APT (capitolo 43) per fare delle modifiche sui pacchetti installati o per procedere a un aggiornamento di questi, si ricordi di modificare il file /etc/apt/sources.list
, indicando valori appropriati al proprio contesto.
Nel caso lo si preferisca, è possibile installare nanoLinux in una struttura più articolata, composta da più dischi o semplicemente da più partizioni innestate tra di loro. Per fare questo, occorre innestare inizialmente la partizione che deve ospitare il file system principale a partire da una sottodirectory di /mnt/
(secondo il criterio normale di nanoLinux); successivamente occorre creare le directory ulteriori, a partire dalle quali si intende articolare il file system di destinazione, quindi occorre innestare manualmente le altre partizioni e infine procedere con l'installazione.
A titolo di esempio, si suppone di disporre di un disco ATA e di averlo suddiviso nel modo seguente:
Dopo aver inizializzato in modo appropriato le varie partizioni, queste vanno innestate secondo lo schema previsto, ma per farlo occorre anche creare le directory necessarie:
#
mount /mnt/hda2
[Invio]
#
mkdir /mnt/hda2/boot
[Invio]
#
mkdir /mnt/hda2/usr
[Invio]
#
mkdir /mnt/hda2/home
[Invio]
#
mount -t auto /dev/hda1 /mnt/hda2/boot
[Invio]
#
mount -t auto /dev/hda5 /mnt/hda2/usr
[Invio]
#
mount -t auto /dev/hda6 /mnt/hda2/home
[Invio]
A questo punto, si può procedere con il comando di installazione, ma invece di indicare un file di dispositivo come destinazione, si deve specificare la directory da cui il tutto si articola: /mnt/hda2
.
#
nanorc nanolinux install
[Invio]
|
Si deve correggere e indicare /mnt/hda2
:
/mnt/hda2
<OK
>
Il resto procede normalmente.
Il CD o il DVD di nanoLinux contiene un file system compresso, che viene trattato dal kernel in modo trasparente, ovvero come se fosse un file system normale. Il kernel Linux è in grado di gestire diversi tipi di file system compressi, ma si tratta in ogni caso di file system in sola lettura.
È possibile installare nanoLinux copiando il file-immagine del CD o del DVD in una partizione, che però deve avere una capacità maggiore o uguale a quella del file-immagine originale:
#
cat nLinux-III.edizione.iso9660.gz.* | gunzip > /dev/hda2
[Invio]
Oppure:
#
cp /dev/hdc /dev/hda2
[Invio]
Quelli mostrati sono solo esempi possibili, nei quali si presume di dover installare la copia in questione nella seconda partizione del primo disco ATA. Nel secondo caso, in particolare, si immagina di avere il CD o il DVD di nanoLinux in un lettore corrispondente alla terza unità ATA (la seconda modalità di copia può generare degli errori al termine, che però non dovrebbero risultare fatali).
La partizione che si ottiene può essere avviata solo con l'aiuto di un sistema esterno, come GRUB, che però deve trovarsi al di fuori di quel file system. Pertanto, in tal caso fa comodo una partizione /dev/hda1
per questo scopo.
La configurazione di GRUB per avviare nanoLinux in questa modalità di funzionamento non ha niente di diverso rispetto a un'installazione normale: quando il sistema operativo si avvia, il file system viene innestato in sola lettura e tutto funziona come se fosse un CD o un DVD, a parte il fatto che è sicuramente più veloce.
Avendo un sistema in sola lettura, di cui non si può modificare la configurazione, può essere utile prevedere la terza partizione primaria per salvare i dati e anche un file contenente una configurazione, che può essere letta automaticamente all'avvio, come avviene per nanoLinux funzionante da CD o da DVD.
nanoLinux esiste con lo scopo di poter essere adattato facilmente alle proprie esigenze, aggiungendo e togliendo pacchetti a seconda dei bisogni. Attualmente è possibile fare questo da una copia di nanoLinux su una partizione di un disco fisso, realizzata come spiegato in questo capitolo.
In generale, può essere conveniente partire da nanoLinux IV, usando il programma orphaner per disinstallare tutto ciò che non serve. Il programma orphaner va usato con l'opzione -a, per visualizzare l'elenco di tutti i pacchetti la cui rimozione non comporta problemi di dipendenze. Naturalmente si devono lasciare i programmi che servono per riprodurre il CD o il DVD.
#
orphaner -a
[Invio]
|
Molto probabilmente, se le modifiche richiedono l'eliminazione di pacchetti, i primi a dover essere rimossi sono nanolinux-*, che servono solo a tenere traccia di alcune dipendenze secondo l'organizzazione standard di nanoLinux.
Riquadro 606.25. Pacchetti specifici di nanoLinux.
|
Una volta fatte le modifiche che si desiderano, si può usare il comando nanorc nanolinux make, senza argomenti, il quale innesta il file system principale nella directory /CD-ROOT/HD-ROOT/
ed esegue le altre operazioni necessarie, dopo aver ottenuto alcune informazioni indispensabili:
#
nanorc nanolinux make
[Invio]
|
Come avverte il riquadro iniziale, prima di poter avviare la procedura di creazione del nuovo CD o DVD, occorre verificare di avere abbastanza memoria virtuale e spazio su disco.
Dopo l'avvertimento iniziale, viene richiesto di specificare quale programma si desidera usare per la scrittura del disco; naturalmente la scelta dipende anche dal tipo di disco utilizzato. Si osservi che l'elenco dei programmi è composto da quelli che sono installati effettivamente; per esempio, nel caso di nanoLinux II è probabile che ce ne sia uno solo:
|
A seconda del programma scelto, può essere necessario specificare il tipo di masterizzatore; nella maggior parte dei casi va bene il primo tipo in elenco. In questo caso si suppone sia stato scelto precedentemente il programma cdrdao:
|
Una volta specificato il programma e il tipo di masterizzatore, occorre individuare l'unità usata per la scrittura del disco. A questo proposito, a seconda del programma usato e del tipo di unità scelto, può essere sufficiente specificare il file di dispositivo dell'unità, oppure può essere necessario fornire le coordinate SCSI. Supponendo di avere scelto per la masterizzazione un programma che si accontenta dell'indicazione del file di dispositivo, viene mostrata un menù come quello seguente:
|
In questo caso il programma propone solo unità ATAPI, dove solo la prima è un masterizzatore. In altri casi, se si dispone di un masterizzatore SCSI e si vuole utilizzare un programma come Cdrecord, il menù cambia e si aggiunge la possibilità di specificare un'unità SCSI:
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Da qui, se si selezione proprio la voce SCSI, si ottiene una finestra speciale, dove si invita a indicare le coordinate SCSI nel modo tradizionale:
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In questo caso, supponendo di voler usare il masterizzatore identificato con la stringa HL-DT-ST, bisognerebbe indicare le coordinate 1,0,0.
Dopo aver indicato il masterizzatore da usare, si deve specificare la velocità massima da usare per la masterizzazione:
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Il disco che si va a realizzare può essere reso avviabile attraverso Isolinux oppure GRUB; tale scelta va fatta a questo punto:
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Viene richiesto di specificare la versione del CD o del DVD:
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Si deve specificare il livello di compressione dei dati nel CD o nel DVD; generalmente conviene scegliere il livello massimo, corrispondente al numero nove:
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Vengono fatte anche una serie di richieste che riguardano la configurazione locale iniziale del CD o del DVD che si va a creare. Si comincia con la lingua per il funzionamento da console:
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Il carattere usato per la console:
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La mappa per la tastiera durante l'utilizzo della console:
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La lingua per il funzionamento in modo grafico:
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Il fuso orario:
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Come si intende dalle richieste fatte da nanorc, il processo di creazione dell'immagine del CD o del DVD comprende la compressione di una parte del file system, cosa che può richiedere la disponibilità di una grande quantità di memoria virtuale.
Lo script usato per la masterizzazione, prima della compressione dei dati si occupa di sistemare alcune cose, come la cancellazione della directory temporanea e la creazione di una directory etc/
adatta.
I file /etc/passwd
e /etc/group
vengono copiati nell'immagine del CD o del DVD eliminando prima le utenze con numero UID da 1 000 a 29 999 (si osservi che gli utenti tizio e gli altri previsti per nanoLinux hanno numeri UID inferiori); il file /etc/shadow
viene ricreato in base a un modello prestabilito nello script nanorc. In questo modo si dovrebbe riprodurre un CD o un DVD con le stesse utenze di partenza, tutte con la stessa parola d'ordine, evitando di costringere a fare altrettanto nel sistema operativo installato nel disco fisso.
Si veda anche il capitolo 621 per una modifica più importante di nanoLinux.
L'edizione standard di nanoLinux è identificata dalla data di realizzazione, o di pubblicazione, seguita eventualmente da un nome, come è successo per esempio con l'edizione 2004.07.14, che è stata annotata così:
2004.07.14 (terzilia) |
Le derivazioni di nanoLinux devono poter essere identificate come tali, pertanto è importante che già dalla stringa di edizione si capisca questo fatto, usando una forma abbastanza differente, che, possibilmente, consenta di intendere la natura della modifica o il contesto per il quale la derivazione è stata realizzata. Ecco per esempio come si presenta un'edizione modificata da Massimo Piai, ottenuta a partire da nanoLinux 2004.02.29:
2004.02.29-PXAM-2004.09.09 |
Oltre a questa accortezza, è importante che all'avvio si possa comprendere che si tratta di una variante, modificando il file CD-ROOT/isolinux/logo.msg
e il file CD-ROOT/boot/grub/menu.lst
(il secondo file va modificato per quanto riguarda la voce read the nanoLinux copyright notice) con delle annotazioni appropriate. A questo proposito, nel caso si realizzi una derivazione contenente software proprietario che non può essere ridistribuito, diventa indispensabile chiarirlo già in questi file, per evitare che la derivazione venga ridistribuita erroneamente, pur in buona fede. Nell'esempio di variante di Massimo Piai, si arriva a mostrare che si tratta di un'edizione modificata anche nel logo, che appare così:
|
Per fare altrettanto, occorre intervenire nel file CD-ROOT/isolinux/logo.png
, che riguarda l'avvio con Isolinux, mentre per l'avvio con GRUB occorre modificare il file CD-ROOT/boot/grub/splashimage.png
.
Per completare il tutto, un file di testo nella directory radice del CD o del DVD, potrebbe contenere l'elenco delle modifiche apportate. Segue un estratto del file PXAM
predisposto da Massimo Piai, che nell'edizione originale è assente:
|
Il kernel standard di nanoLinux è fatto per gestire le situazioni più comuni; tuttavia ci sono componenti che non sono incluse, nemmeno come moduli. Per questo motivo, nanoLinux V include i sorgenti usati per la preparazione dei kernel utilizzati, con le modifiche che sono state apportate per l'avvio da dischi USB.
I sorgenti si trovano precisamente a partire da /usr/src/kernel/
. Prima di passare alla configurazione con make menuconfig (o altro comando simile), conviene copiare il file di configurazione del kernel standard, che si trova nella directory /boot/
. Per esempio, ipotizzando un kernel 2.6.14.3, si tratta di eseguire i passaggi seguenti:
#
cp /boot/config-2.6.14.3 /usr/src/kernel/linux-2.6.14.3/.config
[Invio]
#
cd /usr/src/kernel/linux-2.6.14.3
[Invio]
#
make menuconfig
[Invio]
Al termine, una volta salvata una nuova configurazione, si passa alla compilazione, con l'aiuto di nanorc:
#
nanorc kernel make
[Invio]
|
Viene richiesto di inserire una stringa di identificazione della revisione del kernel, che deve contenere obbligatoriamente almeno un numero. Si potrebbe inserire qualcosa di simile all'esempio seguente:
mio.01
[Invio]
Si osservi che si possono usare solo lettere, numeri, il segno "+" e il punto. Se la stringa fornita non è accettabile, si ottiene una segnalazione di errore e occorre ripetere il comando.
Al termine, se tutto funziona come previsto, si ottiene un pacchetto Debian nella directory personale dell'utente root. Seguendo l'esempio, si ottiene precisamente il file /root/kernel-image-2.6.14.3_nlnx+mio.01_i386.deb
. Per installarlo si usa normalmente il programma dpkg:
#
cd /root
[Invio]
#
dpkg -i kernel-image-2.6.14.3_nlnx+mio.01_i386.deb
[Invio]
Quando viene creato un nuovo CD o DVD, con il comando nanorc nanolinux make, viene utilizzato sempre il kernel che risulta attivo, secondo quanto riportato dal comando uname -a; eventualmente si può controllare:
#
uname -a
[Invio]
Linux nanohost 2.6.14.3 #1 PREEMPT Wed Dec 7 10:38:52 CET 2005 i686 GNU/Linux |
Esiste del software che, a vario titolo, non è libero, ma del quale si può avere bisogno. Per aggiungere questo software a una versione installata di nanoLinux, conviene cercare delle versioni realizzate appositamente in formato di pacchetti Debian, in modo da non complicarsi troppo le cose. Naturalmente, occorre ricordare che se si installa del software non libero, non è possibile produrre una derivazione di nanoLinux da ridistribuire.
Una volta raccolti i pacchetti Debian da aggiungere alla propria installazione, è sufficiente utilizzare dpkg con l'opzione -i, come nell'esempio seguente, indicando l'elenco di tutti i file da installare:
#
dpkg -i j2re1.4_1.4.2.03-1_i386.deb
\
\j2re1.4-mozilla-plugin_1.4.2.03-1_i386.deb
[Invio]
(Lettura del database ... 116612 file e directory attualmente installati.) Spacchetto j2re1.4 (da j2re1.4_1.4.2.03-1_i386.deb) ... Selezionato il pacchetto j2re1.4-mozilla-plugin, che non lo era. Spacchetto j2re1.4-mozilla-plugin (da j2re1.4-mozilla-plugin_1.4.2.03-1_i386.deb) ... Configuro j2re1.4 (1.4.2.03-1) ... Configuro j2re1.4-mozilla-plugin (1.4.2.03-1) ... |
Appunti di informatica libera 2006.07.01 --- Copyright © 2000-2006 Daniele Giacomini -- <daniele (ad) swlibero·org>
Dovrebbe essere possibile fare riferimento a questa pagina anche con il nome nanolinux_installazione_e_derivazione.htm
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